13 ottobre 2019: insediamento in Cattedrale del nuovo parroco don Demetrio Sarica

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Alle ore 9,30 solenne Celebrazione di inizio del ministero pastorale del nuovo parroco, don Demetrio Sarica, presieduta dall'arcivescovo Morosini, preceduta da un momento di accoglienza alle ore 9.00 sul sagrato del duomo.

 

IL RACCONTO DELLA CELEBRAZIONE

Ad attendere don Demetrio Sarica sul sagrato del duomo, la mattina di domenica 13 ottobre, la domenica successiva al congedo di don Gianni Polimeni, che gli ha passato il testimone dopo 36 lunghi anni di servizio, c’è una folta rappresentanza di quelli che saranno di lì a poco i suoi nuovi parrocchiani. Quando lo scorgono arrivare, accompagnato dall’arcivescovo Morosini che presiederà la sua celebrazione di insediamento in Cattedrale, la trepidante attesa si scioglie in un caloroso applauso, e sventolando le bandierine di benvenuto con lo striscione appositamente preparati, accolgono l’emozionatissimo don Demetrio scortandolo all’interno, dove a salutarlo ci sono anche tantissimi suoi ormai ex parrocchiani della Chiesa di S. Maria di Loreto, suo primo mandato sacerdotale, svolto negli ultimi 8 anni. E’ la corale parrocchiale “Maria Ss. Assunta” ad intonare il canto d’ingresso sul quale si snoda la processione introitale che dà inizio alla solenne celebrazione. L’arcivescovo Morosini pronuncia la formula introduttiva di rito cui segue la lettura della bolla di nomina da parte del vicario zonale don Luigi Cannizzo, e da quel momento don Demetrio Sarica è acclamato ufficialmente nuovo parroco della Cattedrale. “Nella successione e nella continuità del ministero si esprime l’indole pastorale della Chiesa” recita il cerimoniale: successione e continuità, due parole che l’arcivescovo Morosini ha ripetuto spesso in questo periodo di avvicendamento dei parroci che sta caratterizzando l’inizio del nuovo anno pastorale in diocesi, e che - ha spiegato poi durante l’omelia - racchiudono il significato della missione sacerdotale all’interno della comunità. Successione, quel cambiamento che è nel corso naturale delle cose, per il quale finisce un mandato e ne inizia un altro, continuità perché nella Chiesa, diversamente dalle altre istituzioni civili, nella dinamica del cambiamento, prevale la logica della continuità dell’azione pastorale, che non critica e non distrugge il lavoro fatto in precedenza ma lo considera un punto di ripartenza. 

Sono i primi gesti gesti rituali che a questo punto don Demetrio compie, la benedizione dell’assemblea e l’incensazione dell’altare, a mostrare il significato della sua missione e ad evidenziare simbolicamente l’inizio del suo ministero. Ad esprimergli il benvenuto e la gratitudine, a nome di tutta la comunità, è la presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale Maria Arcudi: “La comunità tutta – dice - si adopererà a dare un solidissimo e valido aiuto nel sostenerla. Saremo collaboratori attenti e fiduciosi nell’affiancarla in questo cammino, cogliendo l’opportunità per rivedere insieme e responsabilmente quanto già compiuto, e per tracciare nuovi percorsi che siano occasione preziosa di discernimento e crescita nella fede, di dialogo e di comunione. Le chiediamo di aiutarci ad essere sempre di più una comunità unita, fraterna e solidale”.

La celebrazione prosegue con la Liturgia della Parola, ed è don Demetrio a benedire con l’Evangelario i fedeli, un gesto che, voluto e sottolineato poi dall’arcivescovo Morosini durante l’omelia, “deve rimanere impresso nel ricordo di tutti ad indicare che è proprio attorno a questa Parola che si costruisce la comunità”. Una comunità che il nuovo parroco dovrà “conoscere, interrogare, ascoltare”, prosegue l’arcivescovo, ma che lo dovrà anche, se necessario,  “comprendere e compatire” perché, ribadisce, “non dimenticate che ogni sacerdote  si è consacrato al servizio di Dio per voi”. L’augurio è che possa riuscire, con l’aiuto della comunità, ed all’interno di un programma diocesano comune di cittadinanza attiva, nel compito di proporre i valori del vangelo sempre più messi a tacere nella società attuale.

Quando, al termine della celebrazione, tocca a don Demetrio indirizzare un saluto ai presenti, lo fa rivolgendosi “a ognuno e a tutti”, ringraziando l’arcivescovo “per la fiducia immeritatamente riposta nella mia persona” e chiedendogli di “continuare ad accompagnarlo con la sua guida e la sua preghiera, la sua attenzione di padre che rassicura e consola”; salutando e ringraziando il “Capitolo Metropolitano, decoro di questa Basilica Cattedrale e degnissimamente rappresentato, insieme a tutti i confratelli presbiteri, i familiari tra i banchi  e quelli che dal cielo partecipano a questa liturgia: la loro presenza discreta e importante accompagna e sostiene in modo indispensabile la mia persona e il mio ministero”. Alla sua Comunità della Parrocchia del Loreto esprime uno speciale “grazie perché mi avete fatto crescere umanamente, cristianamente, sacerdotalmente. Vi porto tutti nel cuore, continuo a volervi bene e a pregare per voi!”. Al suo predecessore e “indimenticabile parroco” don Gianni Polimeni, rivolge un ringraziamento  “per tutto il lavoro pastorale e la dedizione personale profusa a servizio di questa comunità. Cercherò – dice -  di portare avanti e di sviluppare tutto ciò che ha segnato il vostro cammino ecclesiale e che vi ha fatto crescere”. Alla Beata Vergine Maria, che definisce “presenza speciale nella mia vita”, nei vari titoli con cui lo ha accompagnato e adesso Madre della Consolazione, “sempre presente nella mia vita da reggino, ma ora davanti a me come provvidenziale guida e sostegno in questo secondo mandato di parroco, alla quale oggi mi consegno particolarmente per essere aiutato ed assistito”, chiede infine di benedire e accompagnare tutti.

A chiudere formalmente la celebrazione di insediamento è la lettura del verbale e l’apposizione delle firme, da parte prima del vescovo, poi dello stesso don Demetrio e di alcuni rappresentanti di Agesci e ACI.

Auguri don Demetrio!  Possa la comunità  rinnovarsi, crescere, edificarsi nell’amore e nel dono di sé con il suo santo aiuto.

Di Antonia Cogliandro (pubblicato su L'Avvenire di calabria del 27 ottobre 2019)

 

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