6 agosto: Festa della Trasfigurazione del Signore

News del 03/08/2014 Torna all'elenco delle news

La Trasfigurazione avviene dopo il primo annuncio della Morte di Gesù (Mt 16,21). Questo annuncio frastorna la testa dei discepoli, soprattutto di Pietro (Mt 16,22-23). Loro avevano i piedi in mezzo ai poveri, ma la testa era persa nell'ideologia dominante dell'epoca. Aspettavano un messia glorioso. La croce era un impedimento per credere in Gesù. La trasfigurazione, dove Gesù appare glorioso sulla cima della montagna, era per loro un aiuto per poter superare il trauma della Croce e scoprire in Gesù il vero Messia. Ma pur con questo, molti anni dopo, quando la Buona Novella già era diffusa in Asia Minore ed in Grecia, la Croce continuava ad essere per i giudei e per i pagani un grande impedimento per accettare Gesù come Messia. "La croce è follia e scandalo!", cosi dicevano (1Cor 1,23). Uno dei maggiori sforzi dei primi cristiani consisteva nell'aiutare le persone a rendersi conto che la croce non era scandalo, né follia, bensì l'espressione più bella e più forte della forza e della saggezza di Dio (1Cor 1,22-31). Il vangelo di oggi contribuisce a questo intento. Mostra che Gesù vide realizzarsi le profezie e che la Croce era il cammino per la Gloria. Non c'è un altro cammino.

Matteo 17,1-3: Gesù cambia aspetto. Gesù sale sulla cima della montagna. Luca aggiunge che sale per pregare (Lc 9,28). Li, sulla cima, Gesù appare nella gloria dinanzi a Pietro, Giacomo e Giovanni. Insieme a Gesù appaiono anche Mosè ed Elia. La montagna alta evoca il Monte Sinai, dove, nel passato, Dio aveva manifestato la sua volontà al popolo, dando loro le tavole della legge. Le vesti bianche ricordano Mosè che era sfolgorante di luce, quando conversava con Dio sulla Montagna e da lui riceveva la legge (cf. Esodo 34,29-35). Elia e Mosè, le due massime autorità del Vecchio Testamento, conversano con Gesù. Mosè rappresenta la Legge, Elia, la profezia. Luca informa che la conversazione fu sull' "esodo" (la morte) di Gesù a Gerusalemme (Lc 9,31). Cosi è chiaro che il Vecchio Testamento, sia la Legge che i Profeti, insegnavano già che per il Messia, il cammino della gloria doveva passare per la croce.

Matteo 17,4: A Pietro piace, ma non capisce. A Pietro piace e vuole fermare questo momento piacevole sulla montagna. Si offre per costruire tre tende. Marco dice che Pietro aveva paura, senza sapere ciò che stava dicendo (Mc 9,6), e Luca aggiunge che i discepoli avevano sonno (Lc 9,32). Loro sono come noi: è difficile per loro capire la Croce!

Matteo 17,5-8: La voce dal cielo chiarisce i fatti. Quando Gesù è avvolto dalla gloria, una voce dal cielo dice: "Questi è il mio Figlio, l'amato, in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo." L'espressione "Figlio amato" evoca la figura del Messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (cf. Is 42,1). L'espressione "Ascoltatelo" evoca la profezia che prometteva la venuta di un nuovo Mosè (cf. Dt 18,15). In Gesù, si stanno realizzando le profezie del VT. I discepoli non possono più dubitare. Gesù è veramente il Messia glorioso e il cammino per arrivare alla gloria passa per la croce, secondo quanto annunciato nella profezia del Messia Servo (Is 53,3-9). La gloria della Trasfigurazione lo comprova. Mosè ed Elia lo confermano. Il Padre lo garantisce. Gesù lo accetta. Dinanzi a tutto ciò che stava avvenendo i discepoli hanno paura e cadono con il volto a terra. Gesù si avvicina, li tocca e dice. "Alzatevi. Non temete." I discepoli alzano gli occhi e vedono solo Gesù e nessun altro. Da qui in avanti, Gesù è l'unica rivelazione di Dio per noi! Gesù, e solo lui, è la chiave per poter capire la Scrittura e la Vita.

Matteo 17,9: Saper guardare il silenzio. Gesù chiede ai discepoli di non dire nulla a nessuno fino a che fosse risorto dai morti. Marco dice che loro non sapevano ciò che volesse dire risuscitare dai morti (Mc 9,10). Infatti, non capisce il significato della Croce chi non lega la sofferenza alla risurrezione. La Croce di Gesù è la prova che la vita è più forte della morte. La comprensione piena della sequela di Gesù non si ottiene con l'istruzione teorica, ma con l'impegno pratico, camminando con Lui lungo il cammino del servizio, dalla Galilea fino a Gerusalemme.

Per un confronto personale: La tua fede in Gesù, ti ha donato qualche momento di trasfigurazione e di profonda gioia? Questi momenti di gioia, come ti hanno dato forza nelle ore di difficoltà?

Come trasfigurare, oggi, sia la vita personale che familiare, la vita comunitaria del nostro quartiere? 

Omelia dei padri Carmelitani

 

Il Re di gloria che vincerà per noi

Quello che Pietro (II Lettura) tiene a precisare riguardo all'episodio del monte Tabor è che non si è trattato di un racconto fantasioso e artificiosamente inventato: nulla di specioso o di ingannevole o che possa solo suscitare sensazionalismo o spettacolarità semplice e gratuita, ma un'esperienza realmente vissuta, un fatto che ha interessato in prima persona lo stesso Pietro accanto a Giacomo e Giovanni, dal quale egli è stato assorbito e stravolto e del quale adesso lui, essendone testimone oculare può riferire i particolari. La precisazione è importante perché l'avvenimento a cui si riferisce Pietro riguarda in definitiva lo svelamento della gloria di Dio nell'ordinarietà della vita umana e la presenza nel Cristo Signore della stessa gloria divina che ha anche delle radici storico salvifiche.

Di questo stesso argomento ci ragguaglia anche Luca che nel suo testo evangelico mostra qualche particolare in più rispetto all'odierno Matteo poiché ci informa che Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni per recarsi su un monte non in una qualsiasi circostanza, ma mentre egli assieme a loro e ad altri discepoli stanno parlando della ventura passione del Signore, che sta per entrare a Gerusalemme per essere ucciso appeso su un patibolo ligneo. Mentre insomma Gesù sta concentrandosi sugli argomenti della propria morte in croce, chiama a sé questi tre apostoli: Pietro, che è il destinatario del "potere delle chiavi", sul quale Cristo aveva riposto tutta la sua fiducia nell'affidargli il ministero di guida e governo dell'intera comunità ecclesiale; Giacomo figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni era noto per il temperamento focoso e zelante tanto da meritare l'appellativo di Bouerghes (figlio del tuono) assieme allo stesso fratello e che assiste ai miracoli più importanti del maestro; Giovanni era invece il discepolo che Gesù teneva in maggior pregio e al quale egli affiderà la madre Maria ( e lui a lei) al momento dello straziante trapasso; personaggi quindi non occasionali ma specificamente scelti da Gesù per essere destinatari di un avvenimento che segnerà la loro stessa vita e quella dell'intera formazione dei credenti. Con essi si reca in un luogo solitario, un monte, dove comincia a pregare.

Quello che avviene alla vista dei tre discepoli spettatori e sorprendente, eppure essi non dovrebbero sbigottire più del dovuto considerando che il loro Signore è il Dio della gloria, il Verbo incarnato per la salvezza loro e di tutto il genere umano: infatti essi notano, oltre al candore abbagliante senza precedenti delle vesti di Gesù anche la figura di Mosè e di Elia, il primo rappresentativo della Legge, l'altro espressivo dei Profeti, insomma della vecchia economia salvifica che è sorta anzitempo con l'alleanza di Abramo e si è sviluppata con il patto di Mosè e con la presenza degli apportatori del divino messaggio di salvezza. Tale alleanza ha il suo compimento definitivo in Cristo, essendo Questi l'immagine della gloria del Padre e la realizzazione delle antiche promesse messianiche di salvezza.

Tuttavia tale compimento non avverrà per vie di straordinaria grandezza, ma si consumerà nella morte di croce che segnerà l'avvento definitivo della salvezza con il riscatto dei peccati dell'umanità.

Ecco che allora si dispiega specialmente agli occhi di Pietro l'arcano dell'andata di Gesù a Gerusalemme. Precedentemente a questo episodio infatti, quando Gesù aveva confidato ai suoi che sarebbero andati tutti nella città del tempio dove egli sarebbe stato ucciso, Simone aveva obiettato "Dio te ne scampi!" perché mosso da un sentire di generosità e di riverenza amichevole nei riguardi del suo maestro, e tuttavia allusivo di un'errata amicizia filantropica per la quale Gesù gli aveva perentoriamente risposto: "Allontanati da me, Satana!". Infatti, mentre Pietro tentava in buona fede di salvare Gesù dal patibolo di morte, senza rendersene conto stava ostacolando i disegni di salvezza di Dio Padre, per i quali il Figlio doveva necessariamente morire di croce per risorgere e risollevare così l'umanità.

Adesso Pietro sta tangibilmente comprendendo quale era stato il suo errore in quella specifica circostanza e manifesta stupore e meraviglia considerando la magnificenza gloriosa di quel Signore fino ad allora considerato solamente alla stregua di un maestro terreno fautore di ordini e di disposizioni, ma ora nella piena manifestazione della sua gloria di Messia, Re Universale promesso dai profeti e prefigurato anche nell'immagine del personaggio misterioso che giunge con le nubi del cielo per essere al cospetto del vegliardo e condividere con lui il potere e la gloria infinita. (I Lettura). Pietro comprende che la realizzazione delle medesima gloria è l'amore divino per l'umanità e la volontà di riscattare tutti dal peccato attraverso un procedimento insolito dal punto di vista umano ma ben comprensibile per chi accetta l'assurdo della "follia " dell'amore, ossia la morte crudele del patibolo e la sottomissione alle ingiustizie e alle prevaricazioni degli altri. Il Cristo che vede rifulgente di luce è insomma il Figlio di Dio che si è abbassato fino alla disfatta dell'entrata in Gerusalemme e ha accettato di buon grado di seguire quell'itinerario per conseguire la gloria attraverso un sentiero orrendo quanto necessario.

Ma sia per Pietro che per qualsiasi uomo credente questo fenomeno di trasfigurazione assume un rilievo caratterizzante la vita stessa che si può definire con il concetto di speranza: guardando al Cristo trasfigurato che manifesta la vera entità di se stesso siamo tutti spronati a perseverare nella tribolazione considerando che anche per noi il Re sofferente che si reca a Gerusalemme, pur restando in quella città ne uscirà vittorioso e glorificato e la sua vittoria sarà sempre motivo di gaudio e di letizia. La trasfigurazione ci inculca speranza al presente perché ci è di monito verso il futuro. Cristo che mostra se stesso a Pietro, Giacomo e Giovanni svela la realtà a cui noi siamo destinati, la quale è sempre una meta non di conquista ma di grazia, non di sconfitta o di rovina ma di salvezza nella novità di vita che è lo stesso Signore Risorto.

Omelia di padre Gian Franco Scarpitta

 

Ingresso nel Mistero

Estrapolato dal cammino del sonno morale, l'apostolo cammina con Gesù, e guidato da Lui, riceve in dono di partecipare all'ingresso nel Regno del Mistero in atto, della Verità in potenza che si esprime con tutta la sua realtà, trasformando e trasfigurando in Verità tutto quello e tutti quelli che stanno nello spazio e nel tempo del raggio cristico.

La Trasfigurazione del sè di Gesù davanti ai suoi diventa anche la trasformazione degli atteggiamenti dei suoi davanti a Lui, assumendo in primis il volto interiore della contemplazione spirituale, e poi la capacità data in dono di vivere il segreto dello spirito messianico di Gesù e dell'apostolo stesso, che non riesce più a parlare di Gesù e di se stesso come prima, e tace nell'ascolto di un'esperienza di Mistero profondo che si fa', piano piano, nel cammino della discesa dal monte.

L'ingresso nel Mistero del Messia apre alla visione del Regno che trapassa,riveste, trasfigura e sublima la storia, con la tentazione istintiva e passionale di farsi una tenda di Verità nell'oggi; ma Gesù richiama ai suoi il cammino, l'esodo che non deve essere tradito mai, per nessuna cosa al mondo: ne va dell'identità di Dio e di noi.

L'ingresso nel Mistero di Dio in Gesù bilancia la storia e la fa penetrare del mistero della persona che in Dio si fa a sua immagine: quella cristica. Seguire Gesù è essere trasformati nella figura cristica: trasfigurati in modo che tutto ciò che appare dentro e fuori il nostro mondo sia sempre più, sempre meglio, sempre, solo Verità universale.

Omelia di don Luciano Sanvito

 

Liturgia della Parola della Festa della Trasfigurazione del Signore (Anno A) 6 agosto 2014