29 giugno 2014: Mons. Morosini ha ricevuto il Pallio da Papa Francesco in San Pietro a Roma

News del 29/06/2014 Torna all'elenco delle news

Un evento memorabile per la Chiesa reggina e calabrese. Papa Francesco ha imposto il Pallio, paramento liturgico segno di comunione con Pietro, a Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria – Bova. La consegna durante la Celebrazione Eucaristica dei Santi Pietro e Paolo che si è svolta alle ore 9.30 a San Pietro.

È tradizione, infatti, che i neo Arcivescovi Metropoliti ricevano il caratteristico paramento liturgico proprio nella Solennità dei due Apostoli, Pietro e Paolo, che più di altri hanno curato la comunione e l'evangelizzazione delle primissime comunità cristiane.

Il pallio (derivato dal latino pallium, mantello di lana) è costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Rappresenta - per la sua forma e materiali - l'agnello portato sulle spalle, come simbolo del vescovo in quanto Buon Pastore (le due strisce terminali di seta nera simboleggiano gli zoccoli della pecora), e insieme l'agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità perduta; questo spiega anche l'uso della lana e delle sei croci decorative trapassate con gli spilloni (simbolo dei tre chiodi della croce di Cristo).

Nel corso dei secoli il pallio è divenuto simbolo di un legame speciale con il Papa ed esprime inoltre la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, il metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione: «Segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo è il pallio...» (Benedetto XVI).

I due agnelli la cui lana è destinata, nell'anno successivo, alla fattura dei pallii, vengono allevati dai monaci trappisti dell'Abbazia delle Tre Fontane a Roma. Dal 1644 essi vengono benedetti dall'Abate Generale dei Canonici Regolari Lateranensi nella Basilia sulla Via Nomentana Complesso monumentale di Sant'Agnese fuori le mura nel giorno in cui si fa memoria della santa, il 21 gennaio e poi portati al Papa nel Palazzo Apostolico. Il pallio viene tessuto e cucito dalle suore di clausura del convento romano di Santa Cecilia in Trastevere.

I pallii così confezionati vengono conservati nella basilica di San Pietro a Roma, in una teca posta ai piedi dell'altare della confessione, vicinissima al luogo della sepoltura dell'apostolo Pietro.

La consegna ufficiale è collegata al giuramento di fedeltà al Papa e ai suoi successori da parte dei metropoliti. Il pallio può essere indossato solo durante l'episcopato in una sede metropolitana, se l'insignito viene trasferito ad altra sede metropolitana deve ricevere nuovamente il pallio dal Pontefice, se rinuncia al governo dell'arcidiocesi o l'arcidiocesi cessa di essere sede metropolitana, l'insignito perde la facoltà di indossare il pallio.

 

Papa Francesco incoraggia la Chiesa di Calabria: “Andate avanti!”

I vescovi, “per essere al sicuro”, non cerchino “l'appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo” né si lascino “ingannare dall'orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti”. Così il Papa nella messa per la festa dei Santi Pietro e Paolo: “la fiducia in Dio”, ha detto, “ci rende liberi da ogni schiavitù e da ogni tentazione mondana”. “Oggi - ha aggiunto -, il vescovo di Roma e gli altri vescovi, specialmente i metropoliti che hanno ricevuto il pallio, ci sentiamo interpellati dall'esempio di san Pietro a verificare la nostra fiducia nel Signore”. Pietro, ha detto ancora il Papa, “ha sperimentato che la fedeltà di Dio è più grande delle nostre infedeltà e più forte dei nostri rinnegamenti. Si rende conto che la fedeltà del Signore allontana le nostre paure e supera ogni umana immaginazione”.

Tra i 24 metropoliti che hanno ricevuto il Pallio c'è Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria – Bova. Raggiunto per telefono, l'Arcivescovo di Reggio Calabria si è dichiarato molto emozionato per il grande dono ricevuto oggi dalla Chiesa, un dono che è anche una responsabilità nei confronti della porzione di popolo affidata alle sue cure. “Ho provato una grande emozione nel rinnovare l'atto di obbedienza e fedeltà alla Chiesa...credo che queste due caratteristiche, obbedienza e fedeltà, siano alla base del servizio episcopale di ogni Vescovo, che chiaramente vive ed opera in piena comunione col Papa e con tutto il collegio apostolico”.

Mons. Morosini ha poi riferito di un incontro molto particolare col Santo Padre, avvenuto nella Sacrestia della Basilica di San Pietro. “Papa Francesco, dopo la visita a Cassano, è rimasto molto colpito dalla realtà calabrese. Mi ha incoraggiato ad andare avanti, con forza e fiducia, nel ministero episcopale a Reggio Calabria. Poi, e questo mi ha sorpreso molto -aggiunge Mons. Morosini-, si è ricordato di una lettera che gli avevo inviato, nella quale chiedevo che, per ostacolare l'uso strumentale della Chiesa e dei sacramenti da parte della 'ndrangheta, venissero aboliti per 10 anni i padrini per i sacramenti del Battesimo e della Cresima, almeno per la mia diocesi. Papa Francesco vuole che tutti noi, vescovi della Calabria, ci incontriamo per discutere di questo problema ed inviare poi una relazione scritta a lui personalmente”.

La sospensione dei padrini è una questione che sta molto a cuore al presule reggino. Al rientro dall'Assemblea Generale della CEI, svoltasi nel maggio scorso, Mons. Morosini ne aveva ampiamente parlato dalle colonne dell'Avvenire di Calabria, dichiarando che: “il padrino oggi ha perso di fatto il profilo teologico-pastorale, ed é diventato semplicemente una “figura di riferimento” – all’interno di un rapporto di parentela o di amicizia, se non di altro… Una “referenza”, insomma, che di fatto, in genere, non ha più nulla di quello che é teologicamente e pastoralmente la figura del padrino”. Anche nelle omelie delle celebrazioni delle cresime Mons. Morosini, forte anche dell'esperienza pastorale vissuta nella Locride, ribadisce con forza questo concetto.

La richiesta di voler sospendere la figura dei padrini dalla celebrazione delle Cresime e dei Battesimi, avanzata già da diversi mesi, è un ulteriore tentativo di contrasto alla strumentalizzazione della Chiesa da parte della criminalità organizzata. Un impegno concreto di cui anche il Santo Padre comprende la delicatezza, per questo chiede a tutti i vescovi della Calabria di riunirsi per discuterne insieme.