Santo del giorno 2 giugno: San Felice da Nicosia

News del 02/06/2024 Torna all'elenco delle news

San Felice da Nicosia (Enna) di umilissime origini e analfabeta, diventato religioso cappuccino svolge le più umili mansioni. Quando i superiori lo trattano con durezza e lo scherniscono, o la gente a cui si rivolge per la questua lo tratta male infastidita sopporta tutto con pazienza e risponde sempre: «Sia per l’amore di Dio». Distribuisce striscioline di carta su cui sono scritte delle invocazioni alla Beata Vergine Maria utilizzandole anche come rimedio infallibile per tutti i mali, appendendole alle porte delle abitazioni dove vi erano sofferenti ammalati o poveri, oppure nelle cisterne prive di acqua. Grazie ed eventi miracolosi erano frequenti grazie alle sue preghiere accompagnate da digiuni.

 

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Martirologio Romano: A Nicosia in Sicilia, beato Felice (Giacomo) Amoroso, religioso, che, dopo essere stato rifiutato per dieci anni, entrò infine nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, dove svolse i più umili servizi in semplicità e purezza di cuore.

 

Si definisce u sciccareddu (dal siciliano “l’asinello”) che porta cibo ai poveri. Nato in Sicilia a Nicosia (Enna) nel 1715, Giacomo Amoroso, questo è il suo nome, è un bambino molto povero, mangia solo ceci e fave. Suo padre Filippo è calzolaio e la mamma Carmela Pirro accudisce la famiglia. La mamma è una donna religiosa e insegna al figlio ad essere generoso e caritatevole. Purtroppo Giacomo perde il padre ancora prima di nascere. Non può andare a scuola: deve lavorare nella bottega di un ciabattino per sopravvivere e non essere di peso alla famiglia. In cuor suo, però, sogna di diventare un frate per aiutare i bisognosi e far conoscere Dio a tutti.

Dopo dieci anni di insistenti domande per entrare in convento, sempre rifiutate perché analfabeta, nel 1743 riesce ad indossare il saio dei frati cappuccini, prendendo come nuovo nome Felice. Tuttavia rimane un laico perché non sapendo né leggere, né scrivere, non può intraprendere gli studi in seminario. I superiori lo trattano con durezza e lo scherniscono, ma lui è tanto umile e sopporta tutto con pazienza, per amore di Dio. I suoi compiti sono le pulizie domestiche, aiutare in cucina e in infermeria, coltivare l’orto, aggiustare le scarpe e, soprattutto, chiedere l’elemosina di paese in paese, tra Enna e Messina (Capizzi, Cerami, Mistretta, Gagliano), in groppa a un asinello, per i confratelli e per i poveri. A volte, incontra persone benestanti altruiste e gentili, a volte ricchi avari e avidi che non solo non danno nulla per chi non ha pane, ma trattano male il povero cappuccino perché ne sono infastiditi. Lui risponde sempre con gentilezza e dice: «Sia per l’amore di Dio».

Felice assiste gli ammalati, aiuta i poveri, la domenica visita i carcerati. Ai bambini regala dieci ceci per spiegare loro, in modo semplice, i dieci comandamenti che il fraticello impara a memoria ascoltando la Messa. Tante le guarigioni miracolose ottenute grazie alle preghiere e ai digiuni di Felice e quanti miracoli! Un giorno, una fanciulla affamata chiede con insistenza del pane per lei e sua madre, ma Felice non ha nulla: impietosito trasforma una pietra in una fragrante pagnotta. 

Verso la fine del mese di maggio 1787 mentre era nel suo orto si accasciò senza più forze e dopo alcuni giorni nel suo letto raccomandandosi a S. Francesco e alla Madonna chiese al superiore l'obbedienza di morire.

Morì il 31 maggio del 1787. Fu dichiarato Beato da papa Leone XIII il 12 febbraio 1888.

Papa Benedetto XVI, nella sua prima cerimonia di canonizzazione, lo ha proclamato santo il 23 ottobre 2005 in piazza San Pietro. 

La data di culto per la Chiesa universale è il 31 maggio mentre i Frati Cappuccini lo ricordano il 2 giugno.

 

"I poveri sono la persona di Gesù Cristo, e si devono rispettare. Riguardiamo nei poverelli e negli infermi lo stesso Dio, e soccorriamoli con tutto l'affetto del nostro cuore e secondo le proprie nostre forze. Consoliamo con dolci parole i poveri ammalati e prontamente rechiamo loro soccorso. Non cessiamo mai dal correggere i traviati con maniere prudenti e caritative." (Beato Felice da Nicosia)

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