12 gennaio 2014 - Festa del Battesimo del Signore: Ognuno di noi è figlio prediletto di Dio

News del 07/01/2014 Torna all'elenco delle news

Gesù si mette in fila con i peccatori, lui che era il puro di Dio, in fila, come l'ultimo di tutti. Ed entra nel mondo dal punto più basso, perché nessuno lo sen­ta lontano, nessuno si senta escluso.

Gesù tra i peccatori appare fuori posto, co­me se fosse saltato l'ordine normale delle co­se. Giovanni non capisce e si ritrae, ma Ge­sù gli risponde che proprio questo è l'ordi­ne giusto: «lascia fare... perché conviene che adempiamo ogni giustizia». La nuova giusti­zia consiste in questo ribaltamento che an­nulla la distanza tra il Puro e gli impuri, tra Dio e l'uomo.

«Ed ecco si aprirono i cieli e vide lo Spirito di Dio - che è la pienezza dell'amore, dell'e­nergia, della vita di Dio -scendere come una colomba sopra di lui. E una voce diceva: «Que­sti è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Questo fatto eccezionale, che avviene in un luogo qualsiasi e non nei recinti del sacro, lo strapparsi dei cieli con la dichiarazione d'amore di Dio e il volo ad ali aperte dello Spirito, è avvenuto anche per noi, ciò che il Padre dà a Gesù è dato ad o­gnuno. Lo garantisce un'espressione emo­zionante di Gesù: Sappiano, Padre, che li hai amati come hai amato me(Gv 17,23). Dio a­ma noi come ha amato Gesù, con la stessa intensità, la stessa passione, lo stesso slan­cio. Dio preferisce ciascuno, ognuno è figlio suo prediletto. Per il Padre io come Gesù, la stessa dichiarazione d'amore, le stesse tre parole: Figlio, amato, mio compiacimento.

- Figlio è la prima parola: un termine tecni­co nel linguaggio biblico, dal significato pre­ciso: «figlio» è colui che compie le stesse o­pere del Padre, che fa ciò che il padre fa', che gli assomiglia in tutto.

- Amato: Prima che tu agisca, prima di ogni merito, che tu lo sappia o no, ad ogni risve­glio il tuo nome per Dio è «amato». Immeri­tato, pregiudiziale, immotivato amore.

- Mio compiacimento: termine inusuale ma bellissimo, che deriva dal verbo «piacere»: tu mi piaci, mi fai felice, è bello stare con te. Ma quale gioia, quale soddisfazione può venire al Padre da questa canna fragile sempre sul punto di rompersi che sono io, da questo stoppino fumigante? Eppure «la sua delizia è stare con i figli dell'uomo» (Prov 8,31), sta­re con me. Al nostro Battesimo, esattamente come al Giordano, una voce ha ripetuto: Figlio, tu mi assomigli, io ti amo, tu mi dai gioia. Hai den­tro il respiro del cielo, il soffio di Dio che ti av­volge, ti modella, trasforma pensieri, affetti, speranze, ti fa simile a me.

Ad ogni mattino, anche i più oscuri, inizia la tua giornata ascoltando per prima la Voce del Padre: Figlio, amore mio, mia gioia. E senti­rai il buio che si squarcia e l'amore che spie­ga le sue ali dentro di te.

Omelia di padre Ermes Ronchi

 

In vista dell'incontro di maggio a Gerusalemme

"Dalla Galilea", cioè dal villaggio di Nazaret dov'era vissuto sino ad allora, Gesù, ormai adulto (i biblisti ritengono avesse trentatré o trentaquattro anni), "andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui". Fu l'esordio della sua vita pubblica, che dopo tre anni si sarebbe conclusa con la sua morte e risurrezione.

Raccogliendo quanto ne dicono i diversi evangelisti, l'esordio fu di particolare solennità e di pregnante significato. Lo stimatissimo Giovanni Battista, che sulla riva del fiume Giordano richiamava le folle con la sua infuocata predicazione e le invitava a convertirsi nell'imminenza della venuta del Messia atteso da secoli, un giorno lo individuò tra i convenuti e lo segnò a dito: "Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo". Chi, degli ascoltatori di Giovanni, accoglieva il suo invito scendeva nell'acqua e si faceva da lui battezzare; dopo che, vincendo le resistenze del profeta, anche Gesù volle ricevere il battesimo, "si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento".

La vita pubblica di Gesù cominciò dunque con un duplice attestato: umano, da parte del grande Giovanni che lo riconobbe come il Messia (cioè, detto alla greca, il Cristo) e ne indicò la missione (liberare gli uomini dai peccati che li tengono separati da Dio), e divino (il Cristo è il Figlio prediletto e approvato da Dio).

Questi riconoscimenti avvalorano quanto Gesù avrebbe poi detto e fatto; ma l'episodio, redatto in modo da renderlo comprensibile alla mente umana, dice anche altro. Costituisce ad esempio il primo esplicito riferimento al mistero dei misteri, la Trinità: Dio, l'unico Dio, è tre Persone: il Padre che parla, il Figlio da lui stesso indicato, e lo Spirito Santo che si manifesta in forma visibile. Inoltre, questo inizio della vita pubblica di Gesù si collega con la sua conclusione, in cui battesimo e Trinità sono di nuovo congiunti: al momento di salire al cielo, Gesù comandò agli apostoli di andare in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo e battezzare chi avrebbe creduto, "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

La celebrazione di oggi induce perciò a considerare il battesimo, l'atto fondamentale con cui i cristiani sono divenuti tali, pur se spesso non pare ne siano pienamente consapevoli. Il battesimo cristiano non è quello che impartiva Giovanni Battista, che era soltanto un segno esteriore dell'interiore pentimento per le proprie colpe; il battesimo cristiano è il segno esteriore del perdono concesso da Dio. Nel primo il protagonista è l'uomo, con la consapevolezza della propria indegnità e il desiderio di non restarvi rinchiuso; nel secondo il protagonista è Dio, con la sua magnanimità sconfinata che lava ogni bruttura, restituisce all'uomo la dignità perduta, lo accoglie come proprio figlio e lo immette nel suo popolo, la Chiesa.

Un collegamento, d'attualità: nei prossimi giorni, dal 18 al 25, ricorrerà l'annuale settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, nella quale si impegnano tutti i credenti in Cristo, cattolici ortodossi anglicani luterani calvinisti eccetera: un'iniziativa avviata oltre cento anni fa, che ha dato buoni frutti, se si considera quale riavvicinamento si è realizzato in un secolo tra le diverse confessioni. Un ulteriore esempio, impensabile cent'anni fa, si vedrà nel prossimo maggio, quando a Gerusalemme il papa Francesco abbraccerà il patriarca ortodosso e gli esponenti delle altre confessioni cristiane. Alla base della ritrovata amicizia sta la presa di coscienza di quanto i cristiani hanno in comune, a cominciare dal battesimo che tutti amministrano "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". L'unità tra loro l'ha già fatta Dio; gli uomini devono soltanto trarne le conseguenze.

Omelia di mons. Roberto Brunelli

 

Umiltà ordinaria prima che straordinaria

Riti di abluzione esteriore con acqua erano tipici anche al di fuori dal cristianesimo in tutti i tempi antichi, e anche quella di Giovanni era una prescrizione puramente formale, che prevedeva l'avvenuto ravvedimento dai peccati. Il Battista prevedeva infatti che chi si avvicinava a lui avesse già confessato i propri peccati, avesse optato per un ravvedimento e un proposito di emendamento, che fosse risoluto a cambiare vita e a ben disporsi per il futuro. Della realizzazione di tutto questo processo era significazione esteriore il rito dell'acqua al fiume Giordano: bagnarsi era indice di avvenuta conversione. Il Battesimo che poi instaurerà Gesù sarà invece un battesimo "in acqua e Spirito Santo", il quale sarà esso stesso a rimettere i peccati e a rigenerare; non sarà solamente un segno ma realizzerà quanto significa. Lo Spirito Santo, in altri casi associato al fuoco (Mt 11, 3), rinnoverà il soggetto che viene battezzato, restaurandolo fino in fondo perché distruggerà tutto ciò che in lui corrobora e distrugge. Esso sarà un lavacro di rigenerazione nel quale tutti siamo chiamati a morire al peccato, e che anzi ci farà morire esso stesso al peccato facendoci rinascere a vita nuova. A differenza che nel lavacro istituito da Giovanni, il Sacramento voluto da Gesù sarà amministrato da Cristo stesso che nella forma invisibile, attraverso un segno visibile, opererà la nostra trasformazione. Qualsiasi digressione sul Battesimo di Gesù non sarà mai sufficiente, poiché esso ci riguarda tutti indistintamente, poiché comporta la nostra iniziazione cristiana, l'incipit della nostra vita in Cristo e il fondamento su cui reggeranno tutti i passi successivi per guadagnare la salvezza e consolidare in noi la vita eterna (che lo stesso Battesimo conferisce). Come pure non sarà mai abbastanza raccomandare con insistenza l'opportuna preparazione previa al Battesimo ai catechisti e ai genitori che presentano in chiesa i propri bambini molto spesso semplicemente allo scopo di esaltarli con il fasto di un esteriore festeggiamento. Il Sacramento di Cristo è il vestibolo d'ingresso alla vita e alla santità, il fondamento da cui tutto ha inizio in quanto tutto con esso inizia trova ragion d'essere e non è mai legittimo quando esso venga svilito o relegato alla secondarietà o alla banalità esteriore.

Senza per nulla mancare verso il suddetto Sacramento della nostra iniziazione, la liturgia odierna ci invita tuttavia a considerare il battesimo al quale Gesù si sottomette senza riserve e senza restrizioni, ossia il lavacro esteriore di Giovanni, che imponeva come condizione previa il pentimento di tutti i peccati. Gesù, Figlio di Dio, vi si assoggetta pur non necessitando egli stesso di remissione da colpa alcuna, dimostrando così di essere sovrano sul peccato, ma allo stesso tempo solidale con i peccatori. Se Gesù non si fosse collocato in fila con tutti questi penitenti che aspiravano al perdono di Dio, avrebbe certamente fatto un atto di puro esibizionismo e di mera autoesaltazione, mostrando nient'altro che vana cultualità di se stesso sulla massa. Invece Gesù si colloca dalla parte dei peccatori, conversa con loro, attende con essi e accanto ad essi di poter ricevere l'immersione nel Giordano con i medesimi sentimenti di chi ha compreso le proprie malefatte e ora chiede umilmente perdono a Dio. Si comporta insomma come peccatore pur non essendolo effettivamente, e anche se nulla ha da rimproverarsi diventa in un certo qual modo oggetto di rimprovero. Che Gesù si sia incarnato per la salvezza dei peccatori e se egli offrirà se stesso come vittima di espiazione per le nostre colpe, il suo presenziare al Giordano fra la folla sottende che egli effettuerà la sua redenzione non prima di aver concepito lui stesso ciò che significa sentirsi peccatori e quale sia lo stato d'animo di chi chiede perdono dopo essersi ravveduto.

Avvicinare amichevolmente i peccatori, comunicare con loro, soffermarsi a condividere con loro problemi, angosce e stati d'animo sarà di sprone per Gesù a concedere definitivamente se stesso sul legno della croce ed è esattamente questo che intende quando risponde al Battista: "Lascia fare per ora, perché si compia ogni giustizia". Perché in effetti è necessario che in tutto e per tutto si realizzino i voleri del Padre, che prevedono anche l'umiltà ordinaria prima ancora di quella straordinaria. Non sempre si possiede realmente una virtù quando la si esterna nelle grandi occasioni: occorre che essa si palesi sia nei piccoli episodi sia in quelli di grande rilevanza e pertanto Gesù dimostra adesso, in questo piccolo gesto di umile sottomissione quella che sarà la sua grande predilezione per l'uomo sulla croce. Gesù è colui che pur non conoscendo peccato, viene trattato da peccato in nostro favore" (2Cor 5, 20) fino alla conoscenza diretta del peccato e delle sue conseguenze morali per l'uomo.

Ma l'evangelista dimostra che l'annichilimento di Gesù non sarà affatto inutile, visto che subito dopo, uscendo dalle acque del Giordano, Gesù viene immediatamente istituito Figlio di Dio dallo Spirito Santo che viene descritto con la dolcezza metaforica di una colomba che discende dall'alto: non una realtà, ma un'immagine che sottende il procedere cadenzato dello Spirito che senza per nulla imporsi o sconvolgere l'uomo interviene nella sua profondità con la sua presenza e con i suoi doni. Lo Spirito Santo, che aveva già reso il Cristo Figlio di Dio nell'incarnazione, adesso consolida questa sua identità di figliolanza nel vincolo ancora più solido con il Padre, che scaturisce appunto nient'altro che da un semplice atto di umiltà: Egli è il Figlio di Dio prediletto" che d'ora in poi indicherà a tutti la via della salvezza negli insegnamenti verbali e nelle opere.

Proprio nella fattispecie del sommo sacerdote di cui alla Lettera agli Ebrei, avviene adesso che dall' abbassamento consegue per Gesù l'immediato innalzamento da parte di Dio Padre.

Di moniti se ne potrebbero trarre tanti da questo episodio al Giordano, ma il più eloquente sembra essere quello della necessità di riconoscere ciascuno le proprie colpe e di ammettere noi stessi come peccatori insolventi davanti a Dio e davanti agli altri, poiché non c'è nulla di più gratificante che essere umili, in quanto proprio questo è garanzia di successo e di vera grande affermazione.

Omelia di padre Gian Franco Scarpitta

 

Liturgia e Liturgia della Parola della Festa del Battesimo del Signore (Anno A) Domenica 12 gennaio 2014