7 ottobre: Memoria della B.V. Maria del Rosario

News del 06/10/2019 Torna all'elenco delle news

La "festa del santissimo Rosario", com'era chiamata prima della riforma del calendario del 1960, compendia in certo senso tutte le feste della Madonna e insieme i misteri di Gesù, ai quali Maria fu associata, con la meditazione di quindici momenti della vita di Maria e di Gesù.

Questa memoria Mariana di origine devozionale si collega con la vittoria di Lepanto (1571), che arrestò la grande espansione dell'impero ottomano. San Pio V attribuì quello storico evento alla perghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del Rosario. (Mess. Rom.)

In questo giorno con la preghiera del Rosario o corona mariana si invoca la protezione della santa Madre di Dio per meditare sui misteri di Cristo, sotto la guida di lei, che fu associata in modo tutto speciale all’incarnazione, passione e risurrezione del Figlio di Dio.

Il Rosario è nato dall'amore dei cristiani per Maria in epoca medioevale, forse al tempo delle crociate in Terrasanta. L'oggetto che serve alla recita di questa preghiera, cioè la corona, è di origine molto antica. Gli anacoreti orientali usavano pietruzze per contare il numero delle preghiere vocali. Nei conventi medioevali i fratelli laici, dispensati dalla recita del salterio per la scarsa familiarità col latino, integravano le loro pratiche di pietà con la recita dei "Paternostri", per il cui conteggio S. Beda il Venerabile aveva suggerito l'adozione di una collana di grani infilati a uno spago.
Poi, narra una leggenda, la Madonna stessa, apparendo a S. Domenico, gli indicò nella recita del Rosario un'arma efficace per debellare l'eresia albigese.
Nacque così la devozione alla corona del rosario, che ha il significato di una ghirlanda di rose offerta alla Madonna.
Promotori di questa devozione sono stati infatti i domenicani, ai quali va anche la paternità delle confraternita del Rosario. Fu un papa domenicano, S. Pio V, il primo a incoraggiare e a raccomandare ufficialmente la recita del Rosario, che in breve tempo divenne la preghiera popolare per eccellenza, una specie di "breviario del popolo", da recitarsi la sera, in famiglia, poiché si presta benissimo a dare un orientamento spirituale alla liturgia familiare.
Quelle "Ave Maria" recitate in famiglia sono animate da un autentico spirito di preghiera: "E mentre si propaga la dolce e monotona cadenza delle "Ave Maria", il padre o la madre di famiglia pensano alle preoccupazioni familiari, al bambino che attendono o ai problemi che già pongono i figli più grandi. Questo insieme di aspetti della vita familiare subisce allora l'illuminazione del mistero salvifico del Cristo, e viene spontaneo affidarlo con semplicità alla madre del miracolo di Cana e di tutta quanta la redenzione" (Schillebeeckx).

La celebrazione della festività odierna, istituita da S. Pio V per commemorare la vittoria riportata nel 1571 a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente si diceva "S. Maria della Vittoria"), il giorno 7 ottobre, che in quell'anno cadeva di domenica, venne estesa nel 1716 alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X nel 1913.

La "festa del santissimo Rosario", com'era chiamata prima della riforma del calendario del 1960, compendia in certo senso tutte le feste della Madonna e insieme i misteri di Gesù, ai quali Maria fu associata, con la meditazione di quindici momenti della vita di Maria e di Gesù.


Tratto da www.lachiesa.it (rielab. da un testo di Piero Bargellini)

SUPPLICA DA RECITARSI ALLE ORE12

 

Note storiche

L'origine della Madonna del Rosario è stata attribuita all'apparizione di Maria a San Domenico nel 1208 a Prouille, nel primo convento da lui fondato.

La festa della Madonna del Rosario fu istituita con il nome di Madonna della Vittoria, da Papa Pio V, a perenne ricordo della battaglia di Lepanto, avvenuta appunto il 7 ottobre 1571, nella quale la flotta della "Lega Santa" (formata da Spagna, Repubblica di Venezia e Stato della Chiesa) sconfisse quella dell'Impero Ottomano.
Questi, impossessatisi dell’Oriente, avevano preparato una flotta fortissima per prendere anche l’occidente. II pericolo era gravissimo. Allora il Pontefice San Pio V fece pregare tutte le confraternite di Roma per l’esito della battaglia. Il Comandante supremo della flotta cristiana, Don Giovanni D’Austria e gli altri capitani si prepararono alla battaglia con tre giorni di preghiere e di penitenze, promettendo se avessero riportato vittoria, un pellegrinaggio al Santuario di Loreto.
Il 7 ottobre 1571 la flotta cristiana riportò una grande vittoria.
Il 17 marzo 1572 S. Pio V ordinava che ogni anno il 7 ottobre si facesse !a commemorazione di questo avvenimento.

Il successore, papa Gregorio XIII la trasformò in festa della "Madonna del Rosario" poichè i cristiani attribuirono il merito della vittoria alla protezione di Maria, che avevano invocato recitando il Rosario prima della battaglia. Papa Gregorio XIII il I aprile 1573 istituì la festa del Rosario da celebrarsi in quelle chiese o cappelle ove vi fosse un altare della Madonna a Lei dedicato.

Cento anni dopo questa festa venne estesa a tutta la Spagna.
Clemente XI, il 7 ottobre 1916 la estese a tutta la Chiesa, dopo un’altra insigne vittoria riportata lo stesso il 5 agosto contro i Turchi in Ungheria. Le armate cristiane dell’Imperatore Carlo V erano capitanate da Eugenio di Savoia. Benedet­to XIII introdusse nell’ufficio le lezioni proprie.

Leone XI elevò la festa a rito doppio di seconda classe e S. Pio X con motu proprio del 23 ottobre 1913 assegnò la festa al 7 ottobre.
 

Iconografia

La Madonna del Rosario è spesso raffigurata fra due santi: San Domenico di Guzmann e Santa Caterina da Siena.

Molte volte nell’iconografia classica delle immaginette devozionali, tra i santi sopra citati appare una piccolissima casetta. Assolutamente non si tratta di un elemento deocorativo, ma di un vero attributo (ovviamente subordinato al rosario). Si tratta della Santa Casa di Loreto.

La Madonna del Rosario del Caravaggio è un dipinto ad olio su tela di cm 364 x 249 realizzato negli anni 1606-1607 e conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Non sappiamo quale sia il committente dell'opera. Secondo alcuni, sarebbe stato Nicola (o Niccolò) Radulovic, ricco mercante di Ragusa, ed all'inizio la composizione avrebbe dovuto comprendere la Madonna in trono con i Santi Nicola e Vito; il quadro sarebbe stato poi modificato nella struttura per espressa volontà dei Domenicani. Secondo altri (ed è l'ipotesi più probabile) fu eseguito, per decorare la cappella di famiglia nella chiesa napoletana di San Domenico Maggiore, su committenza di Luigi Carafa-Colonna, parente di Martino Colonna, Feudatario di Palestrina, Zagarolo e Paliano presso cui il pittore s'era rifugiato dopo essere fuggito da Roma.

Il rimando alla famiglia Colonna starebbe, per l'appunto, nella grande colonna a sinistra alla quale è legato il grande drappo rosso che sovrasta la scena quasi come un sipario. La Madonna col Bambino è assisa in trono, e sembra quasi dare il suo assenso, con un cenno della mano, a San Domenico che, vestito con l'abituale saio, ha in mano dei rosari, ed i fedeli gli si rivolgono, inginocchiati, per ottenere la grazia; all'estrema sinistra, vestito di nero ed in gorgiera, è ritratto il committente stesso. Dall'altra parte, è raffigurato San Pietro Martire con un'ampia cicatrice sulla fronte (proprio come Caravaggio che, ferito alla testa qualche mese prima nella baruffa con Ranuccio Tommasoni, doveva portarne ancora visibile il segno), che indica la Vergine a chi è fuori del quadro; alle sue spalle, altri domenicani, dei quali, vicari terreni di Maria, la tela vuole essere un'esaltazione.

Da non dimenticare che la Festività del Rosario era stata istituita nel 1571 dopo la Battaglia di Lepanto, e che Luigi Carafa-Colonna era parente di Marcantonio Colonna, che aveva partecipato all'evento in prima persona.

Non sappiamo esattamente quando il pittore cominciò a dipingere quest'opera, ma presumibilmente la lavorazione dev'essere posizionata tra l' 8 gennaio e la metà di luglio del 1607, cioè tra il saldo ad opera conclusa delle Sette opere di Misericordia e la partenza del pittore per Malta.

 

 

 

Il quadro, un anno e mezzo dopo la sua esecuzione, fu venduto a dei mercanti fiamminghi e portato ad Anversa; dal Belgio, passò poi al Kunsthistorisches Museum di Vienna.