Ritorna il tempo ordinario della liturgia: è tempo di ritrovare la straordinarietà nel quotidiano!

News del 14/01/2019 Torna all'elenco delle news

Chiuso il Tempo di Natale, da lunedì 14 gennaio 2019, il primo lunedì dopo l'Epifania, la liturgia riprende il tempo Ordinario, in attesa di entrare nel tempo di Quaresima e poi in quello, lunghissimo, di Pasqua.

Coincide con il ritorno ai ritmi della vita quotidiana dopo le festività, ma per il cristiano non è un tempo banale, abitudinario, come il temine potrebbe far intendere.

Il tempo ordiario

Il Tempo "Ordinario" comprende 34 o 33 settimane. Comincia il lunedì dopo la domenica che segue il 6 gennaio, e termina con il mercoledì delle Ceneri); il lunedì dopo la domenica di Pentecoste inizia il secondo periodo del tempo ordinario e termina il sabato che precede la prima domenica di Avvento.

La "feria"

Sul termine latino "feria", singolare di "feriae" (che designa le celebrazioni, i giorni di festa, il riposo), la Chiesa ha coniato l'aggettivo "feriale" per designare i giorni della settimana, poiché per il cristiano ogni giorno è una festa; dunque anche il tempo ordinario è, per lui, qualcosa di straordinario, perché la sua vita è trasformata; essa è nascosta con Cristo.

Dom Cozien, abate di Solesmes, parlava spesso del suo amore per l'ordinario perché esso è la trama di una vita straordinariamente ricca; nell'aggettivo "ordinario" c'è l'idea di ordine, della perfetta armonia rispetto al disegno di Dio, del mettere in ordine l'insieme delle nostre azioni conformemente al piano divino che è tutto d'amore. Ne risulta la pace che è, secondo san Tommaso, la "tranquillità dell'ordine", cioè la stabilità di quando ogni cosa è al posto giusto.

"Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù". È il programma di vita cristiana che san Paolo tracciava per i Filippesi (Fil 4,6-7); e continuava così; "In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri". Questo passo definisce bene cosa sia il tempo ordinario. Dopo la celebrazione dei grandi misteri di Cristo, giunge il tempo della Chiesa, il tempo di mettere in pratica tutti i suoi insegnamenti e di meditare la sua parola. È per questo che i vangeli del tempo ordinario riprendono volta per volta ciascuno dei Sinottici per meditare la vita di Cristo e il suo messaggio, alla luce di ciascuno degli evangelisti e nella sua propria prospettiva.

Tempo di speranza

Il tempo ordinario è un periodo di attesa e di speranza; da qui la scelta del colore liturgico. Fra le diverse domeniche si pongono alcune grandi festività, meditazione sul mistero della Trinità, quello dell'Eucaristia, quello dell'amore del Cuore di Gesù; quindi le grandi feste dei santi: san Giovanni Battista, santi Pietro e Paolo, san Michele e, soprattutto, Santa Maria nelle sue grandi solennità. Questo tempo liturgico sfocia nella celebrazione della Chiesa trionfante nella festività di Tutti i Santi, della Chiesa militante nella festa della Dedicazione, e si prega per la Chiesa sofferente (i morti al purgatorio); si celebra quindi Cristo Re.

tratto da www.lachiesa.it

 

Il tempo è compiuto

Inizia oggi il cosiddetto tempo "ordinario" prima della Quaresima. L'aggettivo "ordinario" potrebbe indurci in errore se gli attribuiamo il significato di dimesso, non importante, usuale. La liturgia cattolica non consente mai una simile interpretazione, perché il tempo ha sempre una sua sacralità ed una primaria importanza, ci consente infatti di immergerci in Dio e realizzare in noi il suo progetto di amore e di santificazione. Ci viene in soccorso a proposito anche il Vangelo di oggi, che ci riporta la prima brevissima omelia del Signore: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». La pienezza del tempo significa la presenza del Figlio di Dio incarnato e vivo tra noi, significa ancora il suo annuncio di salvezza, implica una chiamata e un impegno per ciascuno di noi. L'impegno è quello di accogliere la persona del Cristo come nostro redentore e salvatore, ascoltare il suo messaggio e convertirsi alle verità che egli ci rivela. È l'impegno della conversione, l'impegno di assumere in noi la grazia per cambiare rotta se ci ritroviamo a muoverci con la nostra vita per strade e direzioni diverse da quelle che lui ci indica. È in questo contesto che Gesù comincia a formare il primo nucleo della sua futura chiesa: i primi a cambiare mestiere e vita, perché chiamati dal Signore sono prima Andrea e Simone, suo fratello e poi i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni. Da pescatori di pesci dovranno diventare pescatori di uomini, nel mare più vasto del mondo. L'incontro personale con Cristo sconvolge tutti i loro piani: devono lasciare le barche, le reti, i garzoni e tutto ciò che alimentava la loro esistenza. Molto spesso convertirsi significa avere il coraggio di abbandonare o almeno ridimensionare le false sicurezze per scoprire ed attuare un progetto che più direttamente ci conduce a conseguire gli obiettivi primari dell'esistenza umana. Solo con la fede ben alimentata possiamo raggiungere un tale obiettivo.

Omelia dei Monaci Benedettini Silvestrini

 

La straordinarietà del quotidiano

Ritorna il tempo Ordinario perché abbiamo chiuso la breve ma intensa parentesi del tempo di Natale, in cui siamo stati invitati ancora e ancora a stupirci della presenza di un Dio che - per amore - diventa volto, sorriso, cuore, bene. Riprendiamo oggi la quotidianità, la normalità con un cuore diverso, perché Dio ci ama di un amore tenero e non ha bisogno di luoghi o tempi speciali per amarmi, non necessita di eventi straordinari per manifestarsi. Ormai ogni luogo è santo, ogni tempo è sacro. Dio riempie di stupore l'oggi faticoso e banale che viviamo con rassegnazione o rabbia. 

Auguro a tutti di scoprire la straordinarietà del quotidiano, come ci ha insegnato Cristo, Signore del tempo.

Esiste forse un giorno "normale" se è abitato da Dio? No, tutto è luminoso, anche il lavoro, anche la ripresa della scuola, anche la fatica. Come sanno bene Pietro e Andrea, chiamati all'avventura straordinaria di essere discepoli di Dio proprio mentre stanno riassettando le reti, anzi, alla fine di una giornata di lavoro che ci immaginiamo faticosa e fatta di asprezza e dolore. Gesù passa e li invita a diventare pescatori di umanità, a tirar fuori dalle persone che incontreranno e da loro stessi la vera umanità.

Riprendiamo il lavoro e la scuola, iniziamo la nostra settimana nella consapevolezza che Dio viene a chiamarci proprio là dove siamo, in coda sulla tangenziale o in metro, mentre facciamo delle fotocopie e spediamo una mail, mentre riassettiamo casa o prepariamo pranzo per i nostri famigliari. Ogni luogo e ogni tempo, da Cristo, sono sacri, perché abitati da Dio.

Questa è l'"ordinarietà" di Dio, così meravigliosamente semplice, così disarmante: il Signore ci chiede di riconoscerlo nel caos quotidiano, nella noia dell'abitudine poiché, ora, egli la abita e la riempie. Dio è presente, convertiti, accorgitene, vedilo.

tratto da www.lachiesa.it